Be Insider – A passeggio per Piacenza

Filippo, dopo aver vissuto per molti anni a Barcellona con un ufficio vista mare, ci racconta della sua Piacenza dove è tornato a fare la guida turistica.

Chi raggiunge Piacenza da uno dei suoi facili accessi, non riesce a cogliere da subito i tesori che vi sono nascosti. Spesso i viaggiatori che obbligatoriamente transitano dall’autostrada o in ferrovia riferiscono di Piacenza come di un mero aneddoto di viaggio, e le sagome che spuntano sono la centrale dell’Enel oppure gli enormi cavalcavia che fanno da passante per ben tre autostrade.piacenza02

Duecento palazzi, cento chiese

Ma le bellezze di Piacenza, sono nascoste dagli occhi distratti, un po’ come il carattere della sua gente, devi addentrarti per conoscerne i tanti pregi, Piacenza (dal latino Placentia,città che piace) vuole proprio conquistarti, non ama le marchette…
Spesso infatti, per descrivere a chi mi chiede di questo lembo di terra che fa da cerniera tra il fiume Po e l’Appennino Tosco-Emiliano, uso l’accostamento tra il carattere riservato delle sue genti ed i meravigliosi palazzi gentilizi delle famiglie nobili che racchiudono corti favolose e giardini di incredibile bellezza, che essendo ad oggi ancora privati non permettono al visitatore di farsi una idea della città di primo acchito (e quindi di riflesso dell’essenza dei propri abitanti) se non dopo di averli conosciuti.

Dovete quindi sapere che Piacenza era stata ribattezzata già nel tardo ‘700 la città dei Palazzi (allora se ne contavano fino a 200) e a oggi ha conservato gran parte di quel patrimonio culturale e artistico, ereditando il primato che la rende la città d’arte della Valpadana con il più alto numero di palazzi di architettura nobiliare.
Ma non vi sono solo i palazzi: Piacenza primeggia con Lucca per potersi fregiare del titolo di città delle cento chiese, una frase un po’ ad effetto che altro non vuol dire che essere la città italiana, dopo Roma, che vanta il maggior numero di chiese.Per quanto concerne Piacenza, si può sicuramente affermare che la fosse indiscutibilmente sino all’avvento della seconda guerra mondiale, quando, data la sua invidiabile posizione strategica, fu pesantemente bombardata dagli aerei alleati.piacenza03

Per invogliare ulteriormente i pochi lettori che saranno rimasti scettici, non mi rimane che invitarli a sedersi a tavola con noi: la tradizione delle cucina emiliana viene infatti qui esaltata in tutta la sua magnificenza con ben 19 vini D.O.C e l’unica realtà europea che possa vantare 3 prodotti alimentari D.O.P , ovvero i salumi della Coppa, della Pancetta e del Salamepiacenza01

Tra botteghe e palazzi nobiliari

Il periodo migliore per visitare la città è senza dubbio la primavera. Un breve itinerario per la città raccoglie alcuni tra i pezzi imperdibili della collezione cittadina: si parte da Piazza dei Cavalli dove si erge imperioso il palazzo comunale, detto il Gotico, e le due statue equestri di bronzo che danno il nome alla piazza; immediatamente di fronte vi è il palazzo del Governatore. Dopodiché basta perdersi per le stradine laterali della piazza, magari passando per la suggestiva via Calzolai (antico asse commerciale una volta tempio dei ciabattini),dove una magica atmosfera settecentesca fatta di stradine strette e acciottolate, circondati dai palazzi nobiliari (da non perdere Palazzo Mandelli) vi condurranno fino alla scenografica scalinata che identifica tutti i piacentini veraci, la Muntà di rat.

Si fa sosta nell’omonimo ristorante che dà sulle scalinate, e dopo essersi rifocillati con i piatti della cucina tipica piacentina si riparte verso Via Borghetto per arrivare fino alla chiesa di San Sisto, chiesa barocca che custodisce una copia della Madonna Sistina di Raffaello.Proprio al lato della chiesa vi è un vicolo che vi condurrà sino a Piazza Cittadella, dove vi apparirà maestoso il Palazzo Farnese e l’annessa cittadella viscontea.Chi volesse dedicare un extra time a visitare i musei farnesiani (dinastia che resse il ducato per 3 secoli) non rimarrà deluso, perché tra le opere vi è una perla: la Madonna tonda del Botticelli.piacenza04

Di ritorno dai musei farnesiani, dovete addentrarvi nel quadrilatero tra Via Cavour, Via Roma, Via Carducci e Via XX Settembre in direzione Duomo.In questo spazio ristretto sono concentrati per ordine: l’oratorio barocco di San Cristoforo, Palazzo Landi, la biblioteca Passerini Landi (dove viene custodita una delle più vecchie copie della Divina Commedia datata 1336), Palazzo Anguissola da Grazzano, per infine approdare ai chiostri del duomo.Anche il Duomo di Piacenza merita una menzione a parte, splendido esempio di arte romanica con influenze del maestro Niccolò (che più tardi interverrà nel Duomo di Ferrara) .A questo punto non rimane che godersi il tramonto che cala sul Duomo, infatti la sua particolare ubicazione lo omaggia di una splendida luce da mezzogiorno sino al calare del sole e l’ideale sarebbe farlo dal terrazzino adiacente della raffinata Bottiglieria del Duomo, magari sorseggiando un ottimo vino D.O.C Gutturnio. Quest’anno poi c’è un motivo in più per conoscere Piacenza: il bicentenario della nascita del maestro Giuseppe Verdi, piacentino di famiglia ma parmigiano di nascita, con un ricco calendario di eventi in programma per tutto il 2013. Piacere, Piacenza!

filippo marchesiIl Be Insider di questa settimana è: Filippo Marchesi, un ex-impiegato di multinazionale con ufficio vista mare, dopo aver vissuto tanti anni all’estero ho iniziato quasi per gioco a dedicarmi al turismo nella città dove più ho vissuto: Barcellona. Ma sono tornato per l’amore per il territorio e adesso sono guida turistica della mia terra d’origine e la racconto attraverso il mio blog unexpecteditaly.com

Credit photo: Elena Figoli

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