Una domenica a Ferrara

A Ferrara non ero mai stata. “Ma perché?” è la domanda che poi mi sono fatta per tutto il tempo, poco, davvero molto poco, in cui ho passeggiato per la città. “Ma perché?” è stata anchr la domanda che mi sono fatta per tutta la durata del pranzo, per ogni cappellaccio ripieno di zucca che c’era nel mio piatto. Pochi, troppo pochi…

duomo-ferraraFerrara è stata una scoperta, un fulmine di bellezza dopo qualche ora di macchina dal nord est d’Italia, il pitstop tecnico proprio a ridosso del pranzo, perché di mangiare in un autogrill grigio su un’autostrada grigia, proprio non se ne parla.
La cosa bella è che la mattinata era stata caratterizzata da una tipica nebbia padana, poco fitta, ma comunque fastidiosa; però non appena abbiamo superato la scritta “Benvenuti a Ferrara”, come per una particolare attenzione di un efficentissimo comitato di benvenuto, la nebbia si è magicamente diradata lasciando spazio ad un sole tiepido e piacevole, che ha colorato le guance delle persone uscite dalla Cattedrale di San Giorgio: c’era chi subito è andato a comprare i dolci per il pranzo e già che c’era anche dei fiori da tenere nel cestino della bici, chi invece ha varcato la soglia dell’osteria più vicina per uno spritz da aperitivo e poi magari fermarsi per il pranzo. C’era chi passeggiava e basta, mano nella mano o conducendo a piedi la bicicletta.

ferrara-castelloA me è piaciuto molto essere una comparsa di questo quadro di persone belle e rilassate: passeggiare fino al Castello Estense e guardare una barchetta che navigava placida nel fossato, con due fidanzati che si abbracciavano come se fossero su un lago circondato da montagne innevate e ho adorato, letteralmente, mangiare fianco a fianco di chi la domenica preferisce godersi il sole improvviso e mangiare all’aperto, ascoltare l’accento ferrarese dei miei vicini e godermi il pranzo e l’ultimo sole tiepido dell’Emilia.

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