Andar per Langhe

Io nella mia vita non ero mai stata in Piemonte. Mai. Neanche a Torino dove tutti noi del Sud abbiamo almeno un cugino, uno zio, un parente, un compare. Io no. E così, durante le vacanze di Natale ho deciso di colmare questa lacuna e di andare a vedere che si dice lassù in Piemonte. Anzi, più precisamente nelle Langhe, un luogo che solo col suono del nome mi sa di dolcezza e tranquillità.

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Una giornata in giro per le Langhe

Le Langhe mi cominciano ad apparire dai finestrini dell’auto sulla via che da Torino porta verso Barolo, in una gloriosa d’inverno, una di quelle mattine d’aria fredda e tersa come sanno esserlo solo certe mattine d’inverno nei nord del mondo.

Da lontano si scorge la corona bianca delle Alpi innevate, con il Monviso che svetta e punta il dito verso il cielo azzurro. Mi ricordo delle elementari quando la maestra ci diceva sempre “Le Alpi sono la corona che cinge l’Italia”.

A un certo punto poi il panorama comincia a farsi più morbido, in un ondeggiare di terra dal sapore toscano, ma che qui ha un ordine e una pacatezza diversi. Ogni vitigno è ben delimitato e si distingue dagli altri per la sua particolare sfumatura. Il panorama è un patchwork di pezzi ordinatamente cuciti tra di loro, una canzone tranquilla che segue sempre la stessa linea melodica. Ogni tanto la monotonia delle vigne viene rotta da una stradina che porta verso una cantina. E io penso come sarebbe bello fermarsi da tutti e poi rotolare giù per le colline come Dioniso nel film Fantasia.

Langhe-Panorama

 

Il paese di Barolo

Ci fermiamo a Barolo. Io me lo immaginavo arrampicato su un colle come gli altri paesini che si scorgono, ma invece è affossato in una valle, protetto dalle colline circostanti. Il castello che c’è non spicca, ma quasi si nasconde timido.

E’ quasi ora di pranzo e per le vie non c’è nessuno, solo qualche sparuto turista che parla sottovoce quasi a non voler disturbare la quiete assolata. Dalle case arriva l’acciottolio dei piatti, si stanno preparando le tavole.

Entriamo nel castello che ospita il Winu, il museo del vino. Il museo è molto bello e molto moderno, ma io non ne ho molto capito il senso. Ci sono i giochetti da museo per bambini che tu tiri giù la leva e parte l’animazione della vendemmia tipo presepe animato, c’è una striscia cartonata fatta probabilmente dagli alunni del locale Istituto d’Arte che ti racconta la storia del vino dai sumeri ad oggi e altra roba del genere che non ho molto capito. La cosa più bella è la stanza dove c’è una specie di giostrina dove tu pedali e vai in tondo e intorno ti scorrono le immagini delle varie stagioni nelle Langhe e i mesi come erano raffigurati nella sigla dell’Almanacco del Giorno Dopo. Se ci mettevano pure la musica era perfetto. Se questa giostrina la fate dopo due bicchieri di Barolo secondo me è molto divertente. Ma sinceramente gli 8 euro del biglietto io vi consiglio di spenderveli in un terzo calice di Barolo.

Facciamo una pausa da Barolo Friends: una piccola vineria proprio di fronte al castello. Per accompagnare un corposo bicchiere di Barolo si può scegliere tra la carne cruda di fassona, gli agnolotti al plin e i tajarin.

Barolo

La tenuta di Fontanafredda

Dopo pranzo decidiamo che è il momento di fare sul serio e di andare in un “vero museo del vino” ovvero in una delle cantine più grandi e rinomate: Fontanafredda. Il termine cantina è abbastanza riduttivo, visto che Fontanafredda è una tenuta dove si può passare tranquillamente l’intera giornata tra i due ristoranti, il wineshop, il parco e le cantine.

La visita guidata alle cantine di Fontafredda si tiene ogni mattina alle 11.30. Nei weekend è prevista anche una visita alle 15.30

Purtroppo noi arriviamo troppo tardi per la visita, ma sedersi al bancone della vineria per una degustazione è comunque un’ottima alternativa: a prezzi davvero contenuti si possono degustare diversi vini alla spina.

Noto che su molte bottiglie hanno un bollino “Vino Libero”: si tratta di un progetto che unisce le cantine che hanno un approccio etico alla produzione vinicola, sia dal punto di vista della produzione che della distribuzione. Un buon motivo per fare le scorte e riempire il portabagagli dell’auto di Dolcetto, Nebbiolo, Barolo, Barbera e spumanti vari. I mesi più freddi dell’anno sono alle porte! Bisogna farsi trovare preparati!

Per smaltire un po’ del vino bevuto a questo punto è obbligatoria una passeggiata nella tenuta: da dietro il borgo, ancora oggi abitato dalle famiglie dei vinicoltori, parte il sentiero che si snoda attraverso il Bosco dei Pensieri: un percorso guidato che conduce attraverso uno degli ultimi boschi intatti delle Langhe fino a perdersi tra i vigneti.

E’ ormai pomeriggio e la luce si è fatta più morbida colorando di toni caldi i vigneti spogli e le colline circostanti. Gli stivaletti affondano nell’argilla morbida e da lontano una campana suona l’Ave Maria per annunciare il tramonto precoce di dicembre che si avvicina. Un tempo serviva forse a richiamare i lavoratori nei campi, ad indicare che la giornata del lavoro era finita e si poteva tornare a casa, cominciava il tempo del riposo. Ora è solo pace e dolcezza (e una vaga nostalgia di non sappiamo cosa, forse di qualcosa che non abbiamo mai vissuto). La luce comincia a calare, è tempo anche per noi di salutare Fontafredda.

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Alba, la capitale delle Langhe

L’aperitivo decidiamo di andarlo a prenderlo ad Alba, la capitale delle Langhe, la città che odora di cioccolata (lo stabilimento della Ferrero si trova da queste parti). Il centro storico è uno di quei centri storici italiani dove è sempre piacevole fare una passeggiata sul far della sera. Portici, selciato di ciottoli, piazze con i bar agli angoli, negozi eleganti e piccole botteghe artigianali.

Il tempo di altro bicchiere di dolcetto e poi si va, abbiamo un appuntamento importante per cena.

A Carrù a mangiare il bollito misto

Quando programmo un viaggio o un week-end la domanda più importante per me è sempre: “Qual è il piatto tipico? E qual è il posto migliore dove mangiarlo?”.  Nelle Langhe ovviamente non poteva essere che il bollito misto, da mangiare a Carrù che già nel cartello d’ingresso al paese si dichiara fieramente “Patria del Bollito Misto”.

Dopo incroci di recensioni, pareri di amici e opinioni di food e travel blogger opto per “L’Osteria del Borgo”, nel centro di Carrù

Appena seduti, senza esitazione, ordiniamo il bollito. Nell’attesa ci portano un succulento assaggio di focaccia e lardo e poi entra il sala lui, il grande protagonista della serata, il carrello del bollito. Il cameriere mi chiede gentilmente se ho preferenze, io da ragazza onesta quale sono, dico subito che preferisco tutto, lui mi riempie il piatto e mi esorta a mangiare subito, senza aspettare che riempia anche gli altri piatti a tavola “se no si fredda”. Obbedisco con timore quasi reverenziale intingendo i vari pezzi di carne in ognuna delle sette salse messe a tavola. Ovviamente lui ci ha detto il nome e la composizione di ogni salsa, ma io alla terza mi ero già persa.

Di sicuro erano tutte molto buone, di sicuro non lasciavano l’alito fresco e profumato, di sicuro ho capito che il wasabi giapponese assomiglia al nostro rafano. E di sicuro il bollito non è una faccenda per astemi. Non se ne può scendere con l’acqua, ci vuole quanto meno una bottiglia di Nebbiolo.

La cosa bella del carrello del bollito poi è che passa e poi ripassa ancora. A questo punto dovrei individuare i pezzi che mi piacciono di più, ma ovviamente continuo a non ricordarmi i nomi e continuo a farmi riempire il piatto di tutto.

Dico basta solo quando sento che poi non ci sarà più spazio per il dolce, e che fai, sei nelle Langhe e non provi il bonet, il budino piemontese a base di rum e amaretti? Roba che poi l’Azienda Autonoma ti può dare il foglio di via. E allora vai con una fettina di bianco e uno di nero (per assaggiarli entrambi) e per digerire un bel liquorino leggero leggero alle erbe di montagna che sarà stato tipo sui 40 gradi.

E così finì la giornata nelle Langhe, con me in auto che continuavo a ripetere “ma perchè fin ora non ho mai considerato il Piemonte?”

Fotor-bollto

Comments

Sono molto onorata che tu abbia seguito i miei consigli e itinerari: conosco tutti questi posti, come sai ora ci vivo, nelle Langhe! Bel post!

posted by The Girl with the Suitcase on 01.09.14 at 7:46 pm
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